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Il requisito principale per intonaci, pitture e vernici è quello di lasciar traspirare la superficie su cui vengono applicati: le pareti devono poter funzionare da filtri naturali dell'aria e svolgere una funzione equilibratrice dell'umidità che, specialmente in cucina e nel bagno può raggiungere livelli alti.
Sono essenzialmente due gli ordini di problemi che sono connessi all’uso massiccio di pitture, vernici e prodotti di trattamento delle superfici:
ü        l’ eccesso d’emanazioni gassose provenienti dai prodotti impiegati
ü la scarsa traspirabilità che tali sostanze determinano.
 
Senza contare che il processo produttivo con il quale queste sostanze vengono realizzate risulta di solito molto pericoloso per gli addetti e altamente inquinante per l’ambiente.

 

CHIMICA DI SINTESI

La petrolchimica, la chimica di sintesi, oltre a produrre resine artificiali, causano gravissimi problemi ambientali.

 

VERNICI, SMALTI, PITTURE

 
LE VERNICI SONO PREVALENTEMENTE DELLE MISCELE A DUE COMPONENTI:
una sostanza filmogena (oli siccativi, resine naturali, polimeri e policondensati, esteri della cellulosa, bitumi ecc.) capace di formare una pellicola sottile e trasparente elastica sulla superficie che la riceve, ed il solvente (idrocarburi, alcoli, eteri ecc.), ossia il liquido che scioglie e fluidifica il primo componente che vi è contenuto in soluzione o in dispersione, consentendone la facile stesura. La pellicola protettiva e aderente si forma proprio in seguito all’evaporazione del solvente.
GLI SMALTI SONO INVECE VERNICI PIGMENTATE (VERNICI NITROCELLULOSICHE) che ricoprono la superficie di uno strato opaco e colorato con effetto vetrificante.
LE PITTURE sono costituite da un veicolo o legante, da un pigmento che conferisce loro colore, opacità e resistenza e da un solvente o diluente che impartisce la consistenza voluta.

 

TOSSICITà DELLE PITTURE E DELLE VERNICI CONVENZIONALI

Mediamente, da ogni tonnellata di pittura e vernici utilizzati evaporano circa 400 kg di solventi, che ne costituiscono una delle componenti essenziali.
 
Quali sono i componenti di una pittura?
 
  • § SOLVENTI
  • § PIGMENTI
  • § CARICHE
  • § LEGANTI
  • § COADIUVANTI
     

    I SOLVENTI

    Nelle pitture acriliche o viniliche, in quelle con resine amminoplastiche, con poliesteri o poliuretani, i solventi organici più usati sono:

    -Idrocarburi alifatici ed aromatici
    -Alcoli, Chetoni, Acetati e Glicoli.
    La loro caratteristica è un’alta volatilità.
    Nelle vernici i solventi più comuni sono:
    -Toluene
    -Xilene
    -Glicoli

    Facciamo la conoscenza dei solventi più diffusi:
    Accenniamo sinteticamente anche ad alcuni dei rischi per la salute che sono connessi al loro uso:
    §ACETATO DI ETILE – solvente per la preparazione di vernici a rapida essiccazione, impregnanti, lucidanti, colle. Ha potere narcotico ed effetto irritante in elevate concentrazioni.
    §ACETONE – per la preparazione di vernici alla nitro e colle.
    Può eccitare le mucose ed agire come narcotico.
    §ALCOLI (etilico, isopropilico, metilico)- possono provocare dolori al capo, irritazioni cutanee, delle mucose e delle vie respiratorie, agiscono sul cervello e sui centri nervosi.
    §BENZOLO – il più pericoloso dei solventi, può essere contenuto negli svernicianti, in certe colle. Lo si trova nel toluolo, nell’etere di petrolio e in alcuni distillati di benzina. Può causare gravi irritazioni delle mucose con inalazioni prolungate, si possono verificare cambiamenti nella composizione sanguigna, leucemia, danni al fegato, ai reni e alla milza.
    BUTANOLO – prodotto che viene usato per migliorare la lucentezza e la scorribilità delle vernici.
    §CLOROFORMIO – si usa nella preparazione degli svernicianti. Ha un elevato potere narcotico e a dosi elevate può provocare paralisi cerebrale, respiratoria e cardiaca; viene considerato cancerogeno, danneggia il fegato e i reni, provoca infiammazioni cutanee.
    §DICLOROMETANO – trova impiego in miscele di solventi per vernici, lacche, svernicianti. Può agire sui centri nervosi in modo simile al cloroformio, anche se più debolmente.
    §IDROCARBURI CLORURATI – in questo gruppo fanno parte altri prodotti impiegati come solventi: il metanolo, il metiletilchetone, il metilisobutilchetone. Possono danneggiare il sistema nervoso, inquinano l’aria e possono passare nei cibi. Sono dannosi per il fegato, i reni e i polmoni.
    §TETRACLORURO DI CARBONIO – solvente nella preparazione di resine e vernici, ha effetti simili a quelli degli idrocarburi clorurati, ma più intensi. E’ stata provata la sua azione cancerogena e risulta molto pericoloso per l’ambiente.
    §TOLUOLO – è uno dei solventi, insieme allo xilolo, più usati per la preparazione di resine, lacche alla nitro, diluenti, coloranti.
    I suoi vapori sono dannosi per il sistema nervoso centrale e possono provocare mal di testa, debolezza, disturbi motori, vertigini, danni al fegato e ai reni. E’ sospettato di essere cancerogeno.
    §TREMENTINE SINTETICHE – presenti in quasi tutte le vernici, le resine sintetiche, i lucidanti, esse contengono principalmente benzina da laboratorio, xilolo e tuluolo. Vengono ritenute talmente pericolose per la salute dell’uomo che i produttori di colori e vernici naturali si premurano di dichiarare esplicitamente l’assenza di questo composto dai loro prodotti. La respirazione prolungata dei suoi vapori causa irritazione, dolori al ventre, nausea, eccitabilità, svenimenti. Ne è stata provata l’azione cancerogena.
    §TRIELINA – usata in miscele di solventi, svernicianti, vernici, può agire come allucinogeno o narcotico. E’ stata inoltre verificata la sua responsabilità nell’insorgenza di alcune forme di cancro e nel causare danni genetici.

     

    Alcune sostanze riconosciute cancerogene dal Ministero della Sanità (rischio R-45 e R-49) usate nella produzione di vernici

    Amminoazobenzene (colorante per solventi e cere)

    Nitrobenzene ( per le aniline, solvente per cere, resine e oli)

    Clorometiletere (coalescente per alcune resine)

    Diamminodifenilmetano ( agente induritore del gruppo epossidico)

    Dibromoetano ( usato nella preparazione di impermeabilizzanti)

    Dicloroetano ( per il cloruro di vinile, base delle resine viniliche)

    Dietilsolfato ( per la produzione di alcool etilico)

    Epicloridrina ( per resine epossidiche)

    Esaclorobenzene ( funghicida del legno)

    Esametilfosforo Triammide ( additivo per resine poliviniliche e stabilizzatore del polistirene)

    Etilene Ossido (per la produzione di glicole etilenico, molto usato nelle pitture acriliche e viniliche)

    Nitropropano ( usato nelle vernici e particolarmente nei rivestimenti vinilici ed epossidici)

    Propilene Ossido (intermedio nella produzione di glicole propilenico, quello definito “non tossico” ed utilizzato nelle pitture acriliche a 0 VOC.

     

    I PIGMENTI

    Tra i pigmenti inorganici più pericolosi c’è la BIACCA DI PIOMBO, seguono il CADMIO, il CROMO, il MERCURIO, l’ARSENICO, il TITANIO.
    Un metallo può essere molto tossico e cancerogeno oppure moderatamente tossico a seconda della lavorazione e del tipo di pigmento ottenuto.
    Ad esempio, l’ossido di zinco che dà il bianco è molto meno pericoloso rispetto al cromato di zinco (giallo di zinco). Lo stesso il blu di cobalto e il blu di manganese sono rispettivamente più moderati come tossicità rispetto ai violetti degli stessi metalli.
    Per quanto riguarda i pigmenti sintetico-organici bisogna sottolineare che non sono stati studiati abbastanza a lungo. Molecole come le AMINE AROMATICHE (la più nota è l’ANILINA) sono ritenute responsabili della aumentata incidenza di tumori alla vescica

    Attualmente esistono oltre 2000 composti chimici che danno luogo a coloranti e pigmenti organici di sintesi petrolchimica.
    I più noti sono gli AZOICI BASICI, gli AZOICI SOSTANTIVI, i PREMETALLIZZATI, i BENZOCHINONICI, i NAFTOCHINONICI, gli ANTRACHINONICI, i NITROCOLORANTI.
    Nella stragrande maggioranza dei casi basta che queste sostanze siano maggiori o uguali allo 0,1% del prodotto finito (ad esempio un colorante), per essere questo considerato a rischio di attività cancerogena.
    Ovviamente i danni biologici causati dai pigmenti pericolosi non si limitano al solo cancro, ma riguardano altri disastri per il nostro organismo.

     

    I LEGANTI

    Il gruppo delle COLLE o RESINE, le materie leganti, è di fondamentale importanza per la definizione tecnica di un prodotto verniciante. La classificazione della pittura o vernice deriva dal tipo e dalle percentuali dei leganti in formulazione.
    Infatti si parlerà di vernici acriliche, viniliche, silossaniche, di tinte a calce, alla caseina, all’uovo, di vernici oleosintetiche, al clorocaucciù, all’olio di lino, alla gommalacca, alle resine vegetali, a seconda di quale sia il legante che le compone. Le resine sintetiche sono inerti e teoricamente non dovrebbero costituire rischi per la salute.
    Il problema è che possono essere presenti in esse piccole quantità di monomeri cancerogeni come residui di produzione e additivi chimici pericolosi che conferiscono caratteristiche particolari al prodotto finale.

    Ad esempio, il cloruro di vinile, evaporando lentamente dalla resina sintetica dopo la sua produzione, continuerà a farlo nelle fasi di stoccaggio e nelle lavorazioni successive, fino all’applicazione, alla polimerizzazione sulle pareti e chissà per quanto.
    Se le stanze sono ben ventilate, l’esposizione in questi casi è molto limitata, ma certamente non da trascurare.
    Le resine sintetiche più pericolose sono:
    L’ urea-formaldeide
    L’ urea-fenolo-formaldeide
    Le epossidiche
    I poliesteri.

    La resina sintetica, inoltre, dopo l’evaporazione del solvente, lascia un film sottile e resistente sulla superficie su cui è applicata. Questo tipo di pittura non è traspirante come le tinte tradizionali, ed inoltre si spella dopo qualche anno deturpando gli intonaci, a differenza di quelle classiche naturali, che vantano il cosiddetto “invecchiamento nobile”.

     

    A PROPOSITO DI ETICHETTE

    Le etichette non sempre sono chiare; risultano spesso ambigue e fuorvianti.
    Sostituire i solventi chimici con l’acqua non vuol dire che una pittura sia priva di sostanze chimiche. L’impiego sulle etichette di sfondi quali fiorellini colorati, angioletti azzurri e di marchi di qualità molto autorevoli dovrebbero infatti alludere alla natura.
    In verità questo non è altro che un modo per sottrarsi all’indicazione effettiva degli ingredienti. Ma ciò è voluto intenzionalmente al fine di evitare che l’indicazione dei componenti sia scambiata per una qualsiasi pagina tratta a caso da un prontuario di sostanze chimiche. Esattamente così insignificanti e poco utili sono le “semidichiarazioni” quali “conservante alimentare” o “emulsionante naturale a base vegetale”.
    L’”Angelo Azzurro” fornisce solamente una garanzia di minore tossicità rispetto allo standard tipico dell’industria chimica dei colori (liberazione di formaldeide, emolliente flatato, idrocarburi aromatici e clorati, mezzi protettivi del legno ad emissione di gas, ecc.). I cicli naturali delle sostanze o le fonti di materie prime rigenerabili non fanno parte degli obiettivi dell’”Angelo Ecologico” esattamente come gli enormi rischi ambientali vengono ignorati dalla petrolchimica. E sull’effettiva composizione della vernice il cliente resta completamente all’oscuro.
    Situazione analoga per la maggior parte dei prodotti che riportano su etichette colorate la dicitura “privo di PCP“ : peccato che dicano soltanto quello che NON è contenuto.
    L’altra dicitura : “lasura a base di oli vegetali” indica che forse potrebbe contenere un po’ di olio di lino, ma non è riportato tutto quello che viene inserito.
    L’indignazione del cliente è quindi comprensibile davanti a tali dichiarazioni dissimulatorie negative che nel frattempo hanno fatto il loro ingresso anche nel settore dei prodotti naturali. Indicazioni come “0,1 % di conservante chimico” o “conservato con 0,2% di conservante per alimenti” (in questo caso si intende per lo più di 0,2 % di paraidrossimetilbenzoato che smaschera ben presto l’intero trucco) rappresentano veri e propri stratagemmi ingannevoli.
     
    Le materie prime utilizzate dalle ditte produttrici di materiali bioedili sono poche (circa 150) sempre dichiarate secondo una sorta di codice etico che richiede la massima trasparenza sulla biografia del prodotto e sono:
    §resine vegetali (dammar, pino, larice, colofonia...)
    §oli vegetali (lino, tung, cartamo, soia, germe di mais....)
    §cere vegetali (carnauba, candelilla del Giappone...)
    §gomme e colle vegetali (dragonite, gomma arabica, lattice di gomma...)
    §spiriti vegetali (oli essenziali di agrumi, olio di rosmarino, alcool...)
    §coloranti vegetali (reseda, indaco, alizarina, catecù, campeggio, verzino...)
    §prodotti di origine animale (cera d’api, gommalacca, cocciniglia, caseina...)
    §sostanze minerali naturali e elaborate (gesso, talco, ocra, terre coloranti, farina fossile, bianco di titanio, borace...)

     

    PITTURE ECOLOGICHE E PITTURE NATURALI

    Come già accennato, pitture e smalti all'acqua, prodotti ormai da tutte le aziende del settore e presentati come ecologici, in realtà non lo sono in senso stretto. Vanno preferiti alle pitture a olio e alle vernici a solvente, ma contengono comunque un 15 per cento di solventi e di acrilati nocivi.

    In alternativa ci sono vernici ecologiche composte di ingredienti naturali:
    gli imbianchini non sempre conoscono questi prodotti, quindi è meglio procurarseli e poi farli applicare.
    Sono prodotti a base rigorosamente naturale (vegetale e minerale) e coprono ogni esigenza di finitura: dalla tinteggiatura di pareti esterne e interne alla verniciatura a smalto, fino al trattamento di legno e cotto.

     

    PITTURE NATURALI

    Scegliere la finitura adatta per le pareti di casa è un buon punto di partenza per ottenere ambienti piacevoli. Non è solo una questione di estetica, ma anche di salute: una vernice atossica e traspirante, composta da ingredienti naturali, evita il ristagno di umidità e non emana solventi.

    Tecnica tradizionale ma ancora adeguata è la TEMPERA: un impasto di gesso e collanti (purché vegetali o alla caseina: no ai collanti vinilici). Bellissimi effetti di colore si ottengono mescolando al gesso le terre naturali (terra di Siena, terre d'ombra, ocra). Controindicazioni: la tempera tende a sfaldarsi se non è impastata a regola d'arte, teme l'umidità e non è lavabile.

    Calce e acqua, più lino cotto (o latte magro) per renderla lavabile: ecco fatta la tradizionale PITTURA A CALCE, perfetta anche in interni, dove la si può rendere più coprente con l'aggiunta di una punta di gesso. Ha tanti vantaggi: è traspirante, igienica, non teme l'umidità ed è parzialmente lavabile. Come la tempera, si colora con terre e ossidi.

    Decisamente più decorativo è il MARMORINO, con cui si ottiene una parete lucida e liscia dall'effetto simile allo stucco veneziano. È un impasto di grassello di calce, minerali, polvere di marmo e altri pigmenti inorganici. Attenzione agli innumerevoli prodotti sintetici che ne imitano l'effetto estetico ma non sono traspiranti. Il vero marmorino è al tempo stesso traspirante e impermeabile, oltre a essere lavabile. A seconda di come viene applicato, può essere lucido o opaco, dal colore uniforme o sfumato, con superficie liscia o granulosa.

     

    TEMPERE E BASE DI COLLE VEGETALI

    I leganti principali di queste pitture possono essere il  latte, l' uovo, il  lattice di gomma, l’ amido.

                    

    Sono poco resistenti all’acqua, si usano solo in interni e per luoghi in cui non vi sia formazione di umidità.Possono essere impiegate sopra intonaci di malta di calce o di gesso, intonaco nuovo misto, cartongesso.
    Sono sconsigliati fondi precedentemente pitturati con idrorepellenti o lavabili sintetiche.

     

    PITTURA ALLA CASEINA

    Cos'è esattamente la caseina? E' un composto di proteine del latte ricavato da latte cagliato. La caseina, sotto forma di polvere, viene mescolata alla polvere di marmo e con la borace costituisce un ottimo legante. Da millenni l'uomo sa che la calce e il latte cagliato sono un ottimo legante per pitture e colle.
    Alcuni lavori, eseguiti con questo procedimento, sono conservati ancora oggi in chiese e musei; una prova più che sufficiente della qualità della pittura alla caseina.


     

     

    COMPOSIZIONE DELLA PITTURA ALLA CASEINA “IRIDIS”: Caseina, polvere di marmo, creta, caolino, talco, farina fossile, borace.

     

     

    PITTURE A BASE DI CALCE

     

    Le pitture a calce garantiscono una buona coprenza, una eccellente traspirabilità, una notevole azione fungicida. Grazie alle proprietà antibatteriche della calce, possono trovare ottimo impiego in locali soggetti a umidità o a forte escursione termica ed hanno l’indubbio vantaggio di essere adatte anche per esterni.
    Possono essere applicate su intonaci di calce e cemento, mattonato, pietra naturale assorbente. Non sono invece appropriate per pareti di gesso, intonaci precedentemente trattati con pitture a olio, superfici metalliche, legno e vetro.
    Dato che la calce è anche un legante, queste pitture hanno bisogno solamente della diluizione in acqua.
    Solo in certi casi, quando ad esempio si vogliano rendere impermeabili fondi fortemente assorbenti, o per fissare la pittura, si possono aggiungere additivi come il lino cotto o il latte magro, che rendono la tinta anche idrorepellente. Le pitture a calce, da comporre in cantiere, devono essere eseguite, preferibilmente, con grasselli cotti a fuoco di legna, molto bianchi, invecchiati in fossa almeno 2 o 3 anni, setacciati e micronizzati.

     

    PITTURE A BASE DI RESINE NATURALI

    Sono pitture murali lavabili ed egregiamente coprenti. Composte da prodotti quali resine naturali, oli vegetali, cera d’api, oli essenziali, pigmenti e riempitivi minerali, sono esenti da conservanti e fungicidi sintetici.
    Le resine naturali sono sostanze secrete da organismi animali o vegetali. Sono insolubili in acqua, ma risultano solubili in solventi organici e negli oli grassi. Si dividono generalmente in solide, semisolide e molli.
    Le resine solide sono:
    dammar (una resina chiara ricavata da una latifoglia del Sudest asiatico), copali ed altre resine delle Indie Orientali.
    Le resine molli sono miscele di resine ed oli volatili e sono conosciute anche come oleoresine, balsami e trementine (colofonia). Fuoriescono principalmente dalle conifere, allo stato più o meno fluido, e dopo un periodo di esposizione all’aria, induriscono a seguito di fenomeni di polimerizzazione.
    Le conifere italiane sottoposte a estrazione di resina sono: il larice, il pino domestico, il pino d’Aleppo e il pino silvestre.

     

    LE TERRE NATURALI

    Possiamo definire terre coloranti quei pigmenti che si trovano in natura che abbiano caratteristiche di terrosità e finezza, in modo da poter essere utilizzate come sostanze coloranti. Si è orientati a non considerare terre coloranti l'oltremare naturale (Lapislazuli) e il cinabro, pigmenti minerali che sono stati utilizzati esclusivamente in campo artistico per usi pregiati.
    La maggior parte delle terre coloranti contiene un composto del ferro; un ossido, un idrossido, un silicato idrato. Le uniche terre che non sono a base di ferro sono le terre nere.
    La lavorazione delle terre coloranti, dopo che sono state estratte dalle cave e asciugate, si differenzia da tipo a tipo; alcune vengono frantumate grossolanamente, separate da impurità, macinate con molini a martelli o a palle. Altre terre vengono cotte (bruciate); si determinano così profonde trasformazioni mineralogiche che permettono di ottenere svariate tonalità.
     

    TERRE GIALLE

    Le terre gialle sono idrossidi di ferro (limoniti) associate ad argille; il contenuto di minerale di ferro può variare tra il 15-20% e il 60-70%.

    La terra gialla di Verona fu sfruttata sin dai tempi dei Romani, che la calcinavano per ottenere un colore rosso vivo.
    I giacimenti di terra gialla si trovano in cavità carsiche che si formarono nell'Eocene Medio entro le colline adiacenti alla città ( Torricelle ) si tratta di gallerie riempite di acqua colmate di terra gialla derivante da dissoluzione di tali rocce.
    Le terre di Siena furono coltivate nel secolo scorso ed ancora in quello attuale.
    I giacimenti sono situati nel Monte Amiata e sembra che siano formati dal vulcanismo di questa regione, causati dallo stesso monte, che in epoche remote fu un vulcano che con la sua attività formò dei piccoli bacini lacustri, nei quali si sedimentarono delle argille ricchissime di idrossido di ferro.

    TERRE ROSSE

    Il colore rosso è imputabile alla presenza di ossido rosso associato ad argille e silicati amorfi, la varietà mineralogica di questo ossido è l'ematite.
    Si può ottenere anche per calcinazione a temperature dai 200° ai 400° di terre gialle.
    A Verona, si trova una terra rossa di ottima qualità, situata in tubi basaltici.

    TERRE OMBRE

    Il colore delle terre ombre è dovuto principalmente alla presenza di ossidi di manganese e di ferro dispersi su base argillosa.
    L'ossido di manganese si presenta con varietà terrose molto soffici costituite da Pirolusite (MnO2) e hausmanite ( Mn3O2).
    Per calcinazione si ottengono tonalità più scure.
    Le terre ombra di Cipro sono considerate da sempre le migliori disponibili.
    Il contenuto di MnO2 è molto alto, da lì la tonalità scura del pigmento, che con la bruciatura si trasforma da bruno-verdastra a bruno-marrone.

    TERRE VERDI

    Le specie mineralogiche che danno la colorazione sono principalmente dei silicati idrati di ferro, magnesio, alcali. Tra di queste la glauconite che si presenta disseminata nelle argille.
    L'origine è ancora controversa, si ipotizza che le terre verdi si siano formate da alterazioni di minerali in acque marine non molto profonde (le terre verdi di Nizza).
    La terra verde di Brentonico, invece si è formata da alterazioni di rocce vulcaniche, la terra verde di Prun, si trova a S.Cristina ( Verona ) in tufi basaltici.
    La terra verde di Cipro, trovandosi nella zona invasa dai Turchi, non è più reperibile.

    TERRE NERE

    Le terre nere furono un tempo molto usate nella coloritura murale per la loro facile disperdibilità in acqua .
    La terra nera di Verona è costituita da uno "scisto carbonioso" molto argilloso, allo stato quasi pastoso in vicinanza di masse basaltiche.
     

     

    TERRE COLORANTI NATURALI
     

                   Ocra icles      Terra gialla    Siena naturale  Ocra dunkel   Ocra avana

                 Terra ombra    Terra rossa    Terra di Siena    Rosso          Rosso
                 naturale Cipro       SAR            bruciata             Pozzuoli      Ercolano

                  Rosso veneto  Terra Ombra   Terra Ombra  Terra Ombra   Terra Ombra
                                             naturale CPR  naturale         naturale          naturale
                                                                      verdastra       Cipro FL          Cipro HG

                              Terra Ombra    Terra Ombra    Terra Ombra  Verde brentonico
                              bruciata AEK    bruciata            bruciata
                                                         CCCN                 Cipro B

                              Terra Ombra     Bruno uso       Nero Roma   Nero Germania
                              bruciata             Cassel
                              Cipro C

     

     

    I COLORI CON LE SPEZIE E I FIORI

    Il tatto, l’odorato e la percettibilità ci portano automaticamente verso superfici naturali.
    Le spezie quali il curry, la curcuma, il sandalo lo zafferano, ed alcuni fiori tintori, opportunamente macinati e polverizzati, sono degli ottimi pigmenti naturali, che oltre ad offrire un colore vivo e pulsante sollecitano la percezione sensoriale continuando,  per un tempo più o meno lungo, ad emanare i loro profumi

    In base alle colorazioni da esse ottenibili, le piante coloranti più note e diffuse possono essere così elencate:

    ROSSI - Rubia tinctorum L. (robbia domestica), Caesalpinia brasiliensis L. (legno rosso del Brasile), Roccella tinctoria auct. non DC. (oricello), Bixa orellana L. (annatto), Dracena draco L. (sangue di Drago), Carthamus tinctorius L. (zafferanone coltivato);

    GIALLI - Reseda luteola L. (reseda biondella), Genista tinctoria L. (ginestra minore), Anthemis tinctoria L. (camomilla per tintori), Crocus sativus L. (zafferano vero), Curcuma longa L. (curcuma), Berberis vulgaris L. (crespino comune);

    BLU - Indigofera tinctoria L. (indaco), Isatis tinctoria L. (guado), Polygonum tinctorium Ait. (poligono tintorio);

    VIOLA - Haematoxylum campechianum L. (campeggio), Vaccinium myrtillus L. (mirtillo nero), Papaver rhoeas L. (papavero comune);

    MARRONE - Lawsonia inermis L. (henné), Juglans regia L. (noce comune), Acacia catechu (L.f.) Willd. (catecù), Alnus glutinosa (L.) Gaertn. (ontano comune), Salix purpurea L. (salice rosso);

    VERDI - Calicotome villosa (Poiret) Link. (sparzio villoso), Cytisus scoparius (L.) Link. (ginestra dei carbonai), Lavandula stoechas L. (lavanda selvatica), Iris pseudacorus L. (giaggiolo acquatico).

     

     

    PER FINIRE......UNA RICETTA TRADIZIONALE

     

    10 l di calce idrata
    ½ l di olio di lino cotto
    ½ l di quark magro
     

    Dopo essere lasciata maturare, calce dovrà essere ben mescolata, filtrata e stesa a pennello o a rullo.
    La pittura a calce potrà essere eventualmente colorata con terre naturali.
    Se si volesse migliorare l’asciugatura ed agevolare la stesura si potrà poi aggiungere dell’essenza di trementina (sino a un massimo del 50-60 %).


 

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